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Scheda fondo

BibliotecaParma, Biblioteca Palatina
FondoParmense
Storia del fondo
Fondo Parmense

La Biblioteca Palatina, la cui denominazione iniziale era Reale Biblioteca Parmense, nasceva il primo agosto 1761, allorché il duca Filippo di Borbone (1720-1765) nominava il teatino Paolo Maria Paciaudi “Antiquario e Bibliotecario”. La creazione della Biblioteca si inseriva in un ampio programma di riforme volute dal Duca e attuate dal suo primo ministro Guillaume Du Tillot (1711-1774), che prevedeva tra l'altro la riorganizzazione dell'Università, di cui lo stesso Paciaudi (1710-1785) stenderà nel 1768 lo statuto, i regolamenti e il programma.
Fallito l'acquisto di librerie già costituite, come la biblioteca del cardinale Domenico Passionei di Roma e quella della famiglia Pertusati di Milano, Paciaudi provvide a fornirsi di codici e volumi a stampa facendoli pervenire da varie parti d'Italia e d'Europa, avvalendosi di cataloghi editoriali e antiquari, delle sue erudite conoscenze bibliografiche e delle indicazioni e dei consigli dei numerosissimi amici bibliofili, con i quali era in corrispondenza.
Particolare attenzione Paciaudi riservava ai manoscritti, per i quali stendeva lunghe prefazioni descrittive, spesso unite ai codici nelle rilegature in marocchino rosso e con sul piatto anteriore l'indicazione di appartenenza <Bibliothecae Regiae Parmensis> impressa in oro soprastante i tre gigli borbonici. Tra questi spiccano numerosi manoscritti membranacei di autori classici latini e greci, in ebraico e in arabo, testi liturgici, carte nautiche.
Il nucleo di circa cinquecento codici, raccolti dal Paciaudi non aumentò di molto sotto la direzione del francescano Ireneo Affò (1785-1797), storiografo e letterato; e per niente con il suo successore, il gesuita Matteo Canonici (1798-1802).
Le acquisizioni più numerose e sostanziose ebbero luogo durante la lunga direzione di Angelo Pezzana, che, entrato in Biblioteca come segretario nel 1804, la diresse dal 1808 al 1862, assicurando all'istituto importanti fondi, sottraendoli alla concorrenza estera o allo smembramento, favorito dalla disponibilità della duchessa Maria Luigia d'Austria.
Già nel 1816 la nuova sovrana del Ducato acquistò e donò alla Biblioteca la libreria di Giovanni Bernardo De Rossi (1742-1831), professore di lingue orientali nella facoltà teologica dell'Università di Parma dal 1769 al 1821; con essa pervennero, oltre a 1.464 libri a stampa di letteratura sacra e orientale, ben 1.624 manoscritti, di cui 1.432 ebraici, 10 manoscritti greci, 85 latini, 31 in volgare e svariati in altre lingue. Il Fondo, che si distingue per l'antichità e la qualità dei testi e per la preziosità delle miniature, contiene, oltre alle Bibbie, numerosi Salteri, testi filosofici, giuridici e cabalistici, testimonianza della ricchezza intellettuale e spirituale dei gruppi ebraici della Diaspora e delle loro molteplici attività culturali. La collezione di manoscritti orientali si ampliò con l'acquisizione nel 1828 di 19 codici di Pietro Vitali e nel 1848 di 111 codici dell'austriaco Mordechai Bislichis e dell'ungherese Shelomoh Gottlieb Stern, provenienti per lo più dalla collezione privata del libraio reggiano Mosè Benjamin Foà.
I codici orientali vennero compattamente incorporati nel fondo dei manoscritti parmensi da Federico Odorici, direttore dal 1862 al 1876, allorché, in risposta ad una circolare del nuovo stato unitario, dovendo dare indicazioni statistiche sul posseduto della biblioteca, li reinventariò tutti, applicando loro una numerazione continua.
Si rintracciano invece disperse nel fondo parmense le altre raccolte private acquisite nel XIX secolo dalla Biblioteca: i manoscritti del conte Filippo Linati; i volumi della famiglia Sanvitale, in parte acquistati da Pezzana, in parte donati dalla famiglia stessa a varie riprese nel corso di un decennio; i codici di Michele Colombo (1747-1838), confluiti nella libreria della famiglia Porta presso la quale l'erudito era stato precettore, e messi in vendita nel 1843 da Sofia Bulgarini, vedova di Giovanni Bonaventura Porta; i manoscritti appartenuti a Médéric Moreau de Saint-Méry (1750-1819), amministratore del ducato parmense sotto il governo napoleonico, acquistati nel 1851.
Dei codici della Parmense alla fine dell'Ottocento vennero compilati dall'Odorici, con la collaborazione del bibliotecario Luigi Barbieri (1827-1899), i cataloghi in uso tuttora.
Il fondo dei Manoscritti Parmensi, ancora oggi aperto alle nuove accessioni, si è arricchito nel 1994 di 45 codici etiopici, di cui 25 appartenevano all'etnologo Antonio Mordini, mentre gli altri provengono da una collezione privata udinese.



Bibliografia essenziale

A. CIAVARELLA, Notizie e documenti per una storia della Biblioteca Palatina di Parma. I 200 anni di vita della sua fondazione (1762-1962) e il centenario della morte di Angelo Pezzana (1862-1962), Parma, Biblioteca Palatina, 1962.

A. DE PASQUALE, Le raccolte private del XIX secolo della Biblioteca Palatina di Parma in Collezioni scelte. Libri rari nelle raccolte private acquisite nel XIX secolo dalla Biblioteca Palatina di Parma, Parma, MUP, 2010, pp. 9-42.

S. GORRERI, Il fondo dei manoscritti parmensi e i codici greci in I manoscritti greci della Biblioteca Palatina di Parma, a cura di P. Eleuteri, Milano, Edizioni il Polifilo 1993, pp. XIX-XXV.


F. ODORICI, Memorie storiche della Nazionale Biblioteca di Parma, “Atti e Memorie
delle RR. Deputazioni di Storia Patria per le Province Modenesi e Parmensi”, I (1863, pp. 349-380), II (1864), pp. 443-469, III (1865), pp. 397-464.

P. M. PACIAUDI, Memoria ed orazione intorno la Biblioteca Parmense, Parma, Bodoniani, 1815.

G. TAMANI, The History of the Collection in Hebrew Manuscripts in the Biblioteca Palatina in Parma. Catalogue ed. By B. Richler. Paleographical and codicological descriptions M. Beit-Arié, Jerusalem, The Jewish National and University Library, 2001, pp. XIX-XXVII.
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