Manus
Home Ricerca Indici Progetti speciali Biblioteche News Norme catalografiche

home > Scheda biblioteca

Scheda biblioteca

CodiceIT - NA0079
CittàNapoli
DenominazioneBiblioteca nazionale "Vittorio Emanuele III"
IndirizzoPiazza del Plebiscito,1, 80132 Napoli (NA) - Campania
Tipologia amministrativaMinistero per i beni e le attività  culturali. Direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali
Manoscritti appartenenti al fondoNon definito
Segnature registrate in Manus16345
Schede in lavorazione6786
Schede pubblicate9476
Notizie storiche
La Biblioteca nazionale di Napoli (BNN) ha sede nel Palazzo Reale di Napoli in Piazza del Plebiscito, nelle sale che ospitavano gli appartamenti privati dei sovrani ed anche in parte di quelle di rappresentanza, tra cui lo spendido 'Salone delle feste', immortalato in sontuose raffigurazioni settecentesche.
L'importanza delle raccolte librarie, la rarità delle collezioni dei manoscritti e dei fondi antichi a stampa, la bellezza delle sale monumentali, affrescate e decorate da stucchi e dorature, la rendono meta non solo di studiosi e ricercatori italiani e stranieri, ma anche di semplici curiosi e dei turisti che visitano il centro storico della città. Al secondo piano dell'Istituto, illuminata dalla luce 'naturale' del sole attraverso la vetrata di un lucernaio, è collocata l'Officina dei Papiri ercolanesi, nella quale vengono custoditi e studiati i rotoli ritrovati negli scavi di Ercolano e che costituiscono la più antica biblioteca conosciuta, fermata nella sua storia dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C.
La fondazione della Biblioteca, intitolata a "Vittorio Emanuele III", risale agli ultimi decenni del XVIII secolo, quando, in applicazione di un regio decreto, si cominciarono a collocare nel Palazzo degli Studi, oggi sede del Museo Archeologico, le raccolte librarie fino a quel momento conservate nella Reggia di Capodimonte. Tra queste la famosa libreria farnesiana che Carlo di Borbone, figlio ed erede di Elisabetta Farnese, aveva fatto trasportare a Napoli nel 1734.
Il trasferimento era stato avviato nel 1784 e solo dopo molti anni, dedicati alla sistemazione ed alla catalogazione del ricco materiale librario che si era andato sempre più accrescendo con i fondi provenienti dalla soppressione degli ordini religiosi e con l'acquisizione di biblioteche private, fu possibile aprirla ufficialmente al pubblico il 13 gennaio 1804 sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone.
Denominata inizialmente come Reale Biblioteca di Napoli, nel 1816 assunse il nome di Reale Biblioteca Borbonica e, prima fra le biblioteche degli stati preunitari, con il decreto luogotenenziale n. 130 di Giuseppe Garibaldi, il 17 ottobre del 1860 fu dichiarata Biblioteca Nazionale.
Dopo l'Unità d'Italia fu ulteriormente arricchita con i fondi librari appartenuti alle corporazioni religiose soppresse e con importanti doni e lasciti testamentari tra cui ricordiamo il legato Ranieri e la biblioteca teatrale Lucchesi Palli. Nel 1910 fu annessa alla Biblioteca l'Officina dei Papiri Ercolanesi istituita da Carlo di Borbone intorno alla metà del XVIII secolo con lo scopo di custodire e svolgere i papiri ritrovati negli scavi di Ercolano a partire dal 1752.
L'originaria sede del Palazzo degli Studi era divenuta nel frattempo inadeguata alle dimensioni ed alle necessità di una Biblioteca che tanto si era accresciuta nel tempo. Iniziò così il dibattito sulla scelta dell'edificio da destinare a tale uso; dibattito protrattosi fino al 1922 quando, grazie soprattutto all'interessamento di Benedetto Croce, ne fu deliberato il trasferimento a Palazzo Reale in Piazza del Plebiscito.
In quegli anni furono annesse alla Nazionale le biblioteche pubbliche cittadine, la Brancacciana, la Provinciale, la San Giacomo, quella del Museo di San Martino e, in seguito ai trattati stipulati dopo la prima guerra mondiale e a quanto stabilito dalla convenzione artistica di Vienna del 1920, furono restituiti all'Italia e a Napoli i preziosi manoscritti che nel 1718 Carlo VI d'Asburgo aveva forzatamente fatto trasferire a Vienna e che ora sono comunemente identificati come "ex viennesi".
Le vicende storiche dell'ultima guerra mondiale sconvolsero anche la tranquilla vita della Biblioteca mettendo a rischio l'integrità delle sue sale - furono 36 le bombe cadute su Palazzo Reale - e delle raccolte librarie.
Tuttavia le energiche iniziative di tutela e di salvaguardia intraprese dalla allora direttrice Guerriera Guerrieri che fece trasportare i manoscritti, i libri più rari e preziosi nonché parte dei cataloghi in più sicure località dell'entroterra, consentirono alla Biblioteca di superare quei difficili momenti. Nel 1945 si poté pertanto riaprirla al pubblico, grazie anche alla costante attenzione ed all'autorità di Benedetto Croce. Nel tempo l'Istituto si è notevolmente arricchito di pregevoli collezioni private .
La BNN ospita e gestisce il Polo Napoli del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), a cui ha aderito nel 1990, polo a cui sono collegate oltre 200 biblioteche. Sono attivi al suo interno un Laboratorio di restauro ed un Laboratorio di fotografia digitale.
Ha partecipato, con le Nazionali centrali di Roma e di Firenze, alla realizzazione del progetto di cooperazione tra MiBACT e Google Ireland Ltd. Nei suoi fondi a stampa sono stati selezionati, e successivamente digitalizzati, oltre 100.000 volumi stampati tra il 1501 e il 1874, tutti presenti nel catalogo SBN. Queste riproduzioni, integrali, sono accessibili attraverso l'OPAC della biblioteca, quello di SBN e la piattaforma Google Books.
Frequentano la biblioteca studenti delle scuole medie superiori e dell'Università. studiosi italiani e stranieri, cittadini interessati alla consultazione di giornali e riviste, di documentazione giuridica ufficiale, alla lettura di testi di storia e letteratura nazionale e internazionale. Attraverso sezioni dedicate è possibile accedere a fonti specialistiche di storia locale, mentre la sala di Reference in digitale consente l'accesso al web e a siti selezionati.
Attraverso un intenso programma di attività culturali e di promozione della lettura e l'organizzazione di mostre bibliografiche e documentarie, la Biblioteca si apre alle città, diffondendo in questo modo la conoscenza del proprio patrimonio e stabilendo anche proficui rapporti di collaborazione con gli Istituti culturali e di ricerca cittadini. L'offerta culturale è completata dalle aperture straordinarie dell'Istituto in occasione di manifestazioni dedicate come le Domenica di carta, le Giornate del patrimonio, il Maggio dei Monumenti.

Il patrimonio librario dell'Istituto è così quantificato (dati riferiti all'anno 2015):

Papiri ercolanesi (svolti): 3246
Papiri ercolanesi (rotoli chiusi e 'scorze'): 899
Disegni dei papiri: 4.665
Manoscritti: 19.758
Carte sciolte (carteggi, archivi privati): 153.200
Volumi a stampa: 2.198.300
Periodici, pubblicazioni ufficiali, giornali: 149.760 (volumi)
Cartografia e raccolte iconografiche: 12.940
Archivi fotografici: 33.000

Si ricordano di seguito le raccolte della biblioteca nelle quali sono conservati manoscritti, documenti, archivi privati, carteggi:

La Sezione Manoscritti e rari
L'origine della raccolta dei manoscritti della Biblioteca nazionale di Napoli si può far risalire agli ultimi decenni del Settecento quando, con un decreto di Ferdinando IV di Borbone, fu istituita la Reale Biblioteca di Napoli e fu avviato il trasferimento nella sede del Palazzo degli Studi delle raccolte librarie fino ad allora dislocate nella reggia di Capodimonte.
Tra i diversi fondi che andarono a costituire il nuovo istituto va prima di tutto ricordata la celebre collezione farnesiana, quella che, avviata da Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, ed accresciuta dai suoi nipoti, fu fatta trasferire a Napoli da Carlo di Borbone nel 1734.
Con i manoscritti farnesiani si unirono a formare la raccolta della Real Biblioteca quelli del principe di Tarsia, i codici appartenuti a monsignor Cavalieri, vescovo di Troia, i manoscritti raccolti nelle province del Regno da Pasquale Baffi, Andrea Belli e Francesco Saverio Gualtieri e, dopo la loro espulsione dal Regno, le raccolte librarie dei gesuiti.
Nel tempo un prezioso e significativo incremento fu costituito dalle biblioteche degli ordini religiosi che furono soppressi a più riprese fino all'Unità d'Italia. Tra le soppressioni seguite alla fine della Repubblica partenopea che portarono alla biblioteca fondi di particolare rilievo, va ricordata quella del convento agostiniano di San Giovanni a Carbonara. Appartenuta a Girolamo Seripando, il Generale degli agostiniani che era stato legato apostolico al Concilio di Trento, e da lui donata al convento napoletano, la biblioteca comprendeva anche i libri dell'umanista cosentino Aulo Giano Parrasio, che ne aveva fatto erede Antonio Seripando e che da lui erano stati lasciati al fratello Girolamo.
Acquisti e donazioni hanno reso poi la raccolta dei manoscritti della Nazionale di Napoli, nel corso di due secoli, una delle collezioni più importanti tra quelle esistenti non solo in Italia, ma anche in Europa.
Una raccolta nella quale è possibile trovare testimonianze della storia della cultura che si collocano in un arco di tempo che va dai primi secoli dopo Cristo fino ai nostri giorni, grazie anche alle recenti acquisizioni di carteggi ed archivi privati contemporane. Vi sono presenti cimeli che vanno dai preziosi palinsesti bobbiensi al Libro d'ore di Alfonso d'Aragona e al Breviario di suo figlio Ferrante; dai due Evangelari purpurei - il più antico, dell'inizio del V secolo, in caratteri latini in argento, il più recente, della fine del IX secolo, in lettere greche tracciate in oro - fino al più antico testimone miniato delle Metamorfosi di Ovidio. Ed ancora il codice Flora, libro d'ore di scuola franco-fiamminga, nella cui decorazione i motivi fitomorfi che la caratterizzano sono articolati in composizioni sempre diverse; la Cosmographia di Claudio Tolomeo, manoscritto miniato di provenienza farnesiana, nelle cui tavole è 'fotografato' il mondo quale era conosciuto nell'imminenza della scoperta dell'America; i due esemplari miniati del Libro dei re, il poema epico persiano; la Carta catalana, cimelio cartografico dell'inizio del XV secolo. E se il volume dell'Erbario secco di Ferrante Imperato - il solo sfuggito alla distruzione, avvenuta nel 1799, degli esemplari superstiti dell'intera raccolta - testimonia le conoscenze botaniche della cultura napoletana della fine del XVI secolo, il codice di Dioscoride ci riporta indietro nel tempo illustrando, con testi ed immagini, la farmacopea del VI secolo dopo Cristo.
Di grande importanza è anche la raccolta degli autografi posseduti dalla biblioteca: il codice di mano di San Tommaso d'Aquino, proveniente dal convento di San Domenico Maggiore ed i cui frammenti venivano donati al popolo come reliquie; le Antichità di Pirro Ligorio; i versi di Ariosto; la Gerusalemme conquistata di Tasso; gli scritti di Vico; i Canti, le Operette morali, lo Zibaldone, tra i tanti, di Giacomo Leopardi. Ed ancora le testimonianze di Monticelli, Cotugno, De Sanctis, Croce fino a quelle di contemporanei come Giuseppe Ungaretti.
In seguito ai trattati stipulati dopo la prima guerra mondiale e a quanto stabilito dalla convenzione artistica di Vienna del 1920, furono restituiti all'Italia e a Napoli i preziosi manoscritti che nel 1718 Carlo VI d'Asburgo aveva forzatamente fatto trasferire a Vienna e che ora sono comunemente identificati come "ex viennesi".
Merita inoltre una particolare segnalazione il gruppo non esiguo di manoscritti di natura propriamente archivistica, tra cui vanno ricordati non solo documenti famosi come il Registro dei privilegi di Ferrante II d'Aragona, ma anche diplomi, pergamene, relazioni, memorie, raccolte di dispacci

Biblioteca Brancacciana
E' costituita da manoscritti, incunaboli, volumi a stampa, raccolti a Roma dal cardinale Francesco Maria Brancaccio (m.1675). La ricchissima collezione libraria per volontà testamentaria del cardinale fu trasferita a Napoli e aperta al pubblico - prima biblioteca pubblica della città - nel 1690

Biblioteca Provinciale
Si compone di manoscritti, volumi a stampa e di una ricchissima raccolta cartografica, appartenuti alla biblioteca dell'Ufficio Topografico - sorto nel 1780 allorché fu chiamato a Napoli Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, illustre geografo padovano, per redigere la carta topografica di tutte le province continentali del Regno delle Due Sicilie- e a quella del Collegio Militare - fondata nel 1787, quando la Real Accademia Militare fu trasferita a Pizzofalcone nell'ex convento dei gesuiti della Nunziatella. Chiuse all'indomani dell'Unità, le biblioteche furono riunificate e riaperte al pubblico dalla Provincia nel 1872

Biblioteca San Martino
Fu creata nel 1876 dall'archeologo Giuseppe Fiorelli nell'edificio della soppressa Certosa di San Martino con il proposito di offrire alla città una biblioteca storica esclusivamente napoletana. Si compone di manoscritti e volumi a stampa provenienti, in parte, dalle librerie degli antichi monasteri, tra cui le case teatine di San Paolo e dei Santi Apostoli

Biblioteca Palatina
Si compone di manoscritti, volumi a stampa, cartografie, stampe e incisioni, che ricostruiscono solo in parte la biblioteca privata dei Borbone - nella quale confluirono con la seconda Restaurazione i volumi delle biblioteche private di Gioacchino e Carolina Murat - le cui sorti furono indissolubilmente legate a quelle della dinastia borbonica

Biblioteca Lucchesi Palli
Il nucleo originario della sezione è costituito da manoscritti e opere a stampa, prevalentemente di carattere teatrale, spartiti musicali, fotografie, donati nel 1888 dal conte Febo Edoardo Lucchesi Palli dei principi di Campofranco allo Stato italiano. Il nucleo primitivo si è negli anni incrementato, mediante acquisti e doni, secondo le tre linee di sviluppo costituite da musica, cinema e teatro

Officina dei Papiri ercolanesi
Custodisce i papiri - svolti e non svolti- riportati alla luce a Ercolano, tra il 1752 e il 1754, nel corso dello scavo della villa nota come 'Villa dei Papiri' oppure come 'Villa dei Pisoni'. I rotoli aperti hanno restituito testi greci a noi non pervenuti attraverso la tradizione manoscritta medievale: l'opera di Epicuro, il corpus dei testi filosofici di Filodemo di Gadara ed di altri filosofi epicurei, nonché alcune opere in lingua latina di natura più varia. Affianca la raccolta originaria il corpus dei disegni realizzati durante le operazioni di svolgimento e di pubblicazione dei papiri

Lista dei fondi

cliccare sul nome di un fondo per vederne i dettagli